Oggi, 8 Settembre 2022, esce sulla piattaforma streaming Disney+ il nuovo Pinocchio della Disney con la prestigiosa regia di Robert Zemeckis. Come indicato nei titoli di coda, il film si ispira al classico animato del 1940 e al romanzo di Carlo Collodi, ma è un grande tradimento di entrambi quei capolavori. Già il Pinocchio che voleva Walt aveva poco a che fare con quello di Collodi. Pinoke, come viene chiamato dal Grillo Parlante nel 1940 è di fatto già un bambino buono che ama il suo papà appena conosciuto e deve le sue disavventure all’incontro con personaggi manipolatori e infidi che si approfittano della sua ingenuità mentre sta cercando di abituarsi ad un mondo nuovo che non conosce nel suo primo giorno di vita. Pinocchio di Collodi invece è un essere furbo e ingrato che cerca di sopravvivere sempre in un mondo che non conosce umanizzandosi nel peggiore dei modi e che per sopravvivere usa inganni e bugie. L’unica scena invece in cui “Pinoke” dice le bugie nel suo film è per realizzare una simpatica gag con la crescita del naso alla maniera delle Silly Simphonies e dei corti di Mickey, dove più che cattivo risulta buffo.

Il nuovo film di Zemeckis che si ispira al classico per il design dei personaggi (anche se il grillo e Pinocchio stesso sembrano siano stati messi a dieta ed allungati in altezza) e per buona parte della storia, tradisce però spesso quel film apportando modifiche alla narrazione e alterando, allungandoli eccessivamente, i tempi di alcune scene che risultano spesso fuori luogo e che appesantiscono di molto la trama episodica, che scorre perfettamente negli 80 minuti del film di Walt.

La prima delusione l’abbiamo subito all’inzio, dove ci saremmo aspettati Jiminy Cricket che canta When You Wish Upon A Star. Al grillo invece vengono date poche frasi della canzoni per completare l’intro del castello che vediamo in tutti i film Disney e che notoriamente usa da sempre proprio questa canzone. Capiremo il perchè di questa scelta solo quando la Fata Azzurra, prima di accomiatarsi da una scena troppa lunga, in cui le viene dato troppo spazio e nuovi dialoghi con battute imbarazzanti mischiate a quelle originali, canta lei la meravigliosa canzone scritta da Leigh Harline e Ned Washington.
Ed è la musica un altro mezzo fiasco di questa produzione. Sono contento che si sia deciso di tenere tre canzoni (When You Wish Upon A Star, Hi diddle dee dee e I’ve Got Not Strings) ma viene completamente buttata via la score musicale di Harline in favore di una ex novo per cui si e’ scomodato il grande Alan Silvestri, costretto letteralmente a scimmiottare le musiche di Harline. Sembra di vedere uno di quei programmi in cui i produttori per non pagare i diritti delle canzoni ne usano altre che le ricordano ma che non sono quelle.

Il brano della scena, allungata all’infinito di Geppetto che balla con Pinocchio al suono degli orologi, non è più l’iconica Little Wooden Head, ma una cosa simile che la ricorda, ma che suona davvero male in una scena che tutti noi abbiamo in testa in un certo modo e dove gli orologi sono usati solo per una lunghissima serie di cameo di altri personaggi Disney, che tranne Biancaneve e la sua vecchia strega non sono coevi al film originale. Onestamente non so cosa pensare dell’apparizione di Rafiki che alza Simba, Malefica e Aurora, e Woody di Toy Story , tranne che almeno per quest’ultimo c’e’ un chiaro inner joke visto che in lingua originale Woody ha proprio la voce di Tom Hanks, che come saprete qui interpreta Geppetto. Zemeckis si auto omaggia con un cameo anche di Jessica e Roger Rabbit.

Altra canzone tagliata, che avrebbe allegerito la troppo lunga e un po’ claustrofobica prima sequenza nella bottega del falegname, è Give A Little Whistle, altro brano iconico, ma la cosa che ho trovato davvero inquietante è che Geppetto scolpisce il burattino di legno a somiglianza di un suo figlio morto, che intravediamo in foto vestito come Pinocchio e che la Fata, invece che apparire e donare “semplicemente” la vita al burattino, colpisce prima con un raggio la foto del figlio morto che poi si riflette su Pinocchio come se spostasse a lui l’anima del defunto. Grazie a dio la fata che recita abbastanza male non appare in altre scene e Pinocchio intrappolato da Mangiafuoco, interpretato benissimo dall’attore Italiano Giuseppe Battiston, riesce a liberarsi da solo.

Altro cambiamento e aggiunta che ho trovato inquietante è la presenza della ragazza “carrillon”, schiava di Stromboli/Mangiafuoco che rallenta la routine già perfetta della scena I’ve Got No String, oltre che a cantare la prevedibile nuova canzone che mal si integra con quelle classiche (e ribadisco, mi togliete Give A Little Whistle per questa roba!)

Nel film di animazione, essenzialmente composto da 5 episodi distinti che si succedono (La nascita di Pinocchio – Gatto e la volpe – Mangiafuoco – Paese Dei Balocchi e La Balena), abbiamo lo “stacco buio” che li divide e che trovo molto efficace. Forse era un modo di fare cinema di quegli anni, ma la maniera in cui in questo film si passa dalla storia di Mangiafuoco al Paesi dei Balocchi è ridicolo. Pinocchio sta correndo verso casa per cercare il padre e viene tirato su al volo da Lucignolo sul carro in corsa del Postiglione (interpretato anche qui benissimo da Luke Evans). La sequenza di Pleasure Island ammetto che forse è quella che mi è piaciuta di più. Viste le recenti censure al fumetto di Pinocchio, a cui viene tolto di mano il sigaro, temevo in una censura simile, invece con mia sorpresa i monelli sono veramente cattivi e il sigaro è stato sostituito da altrettanto efficaci pinte di birra, credo magiche perchè in tutta una scena movimentata, chiaramente ispirata ad un’attrazione da parco Disney, rimane intatta nel boccale con tutta la schiuma! La scena omaggio al film di Walt in cui intravediamo la trasformazione in asino di Lucignolo tramite la sua ombra proiettata da una luce sul muro mentre la “camera” inquadra un Pinocchio terrorizzato e che ci ricorda che il cinema è spesso suggestione, ci fa capire quanto bene potesse venire questo remake se solo non si fosse voluto aggiungere e cambiare troppo. L’unica pecca che trovo anche in questa scena è un’aggiunta, ossia che a trasformare alcuni bambini in asini siano delle specie di ombre/mangiamorte di Potteriana memoria, dettaglio inutile e fuori luogo.

Sorvolando sul fatto che la scena dell’incontro tra Pinocchio e Geppetto ed i suoi dialoghi non avviene già nella pancia della balena, ma mentre il burattino fa sci d’acqua tirato da una gabbiana di nome Sofia e che poi saranno ingoiati da Monstro tutti insieme, il grande tradimento imperdonabile di Zemeckis e’ stato quello di aver ribaltato la scena finale.

A sembrare morto non è più Pinocchio, che così dimostrava di volere bene al padre al costo della vita e si guadagnava l’essere un bambino vero, ma Geppetto, in una scena scopiazzata dal finale de Il Libro Della Giungla, quando Baloo sembra morto e Mowgli gli piange addosso finchè l’orso non riprende conoscenza. Qui è lo stesso e saranno proprio le lacrime di Pinocchio a far svegliare il padre, con cui si avvia verso casa mentre Jiminy ci dice che non si sa se effettivamente il burattino diventa di carne ed ossa, cosa che però intravediamo dalle immagini visto che le gambe e le braccia mentre camminano diventano vere.

Beh che dire… un’occasione sprecata visto che di spunti interessanti ce ne erano per poter rimodernare in maniera decente questa bella favola, visto che pare questi remake sia obbligatorio farli. Si doveva seguire la strada de La Bella E La Bestia, ad oggi il più fedele alla sua controparte animata, mentre qui si è di nuovo optato per un ibrido in cui si fanno aggiunte a ciò che era ed è già perfetto senza addizioni.

Il nostro Pinoke è un’altra cosa e nel fine settimana arriverà qui su Disneylicious un nuovo articolo per celebrarlo.